Juan García Oliver nel suo ufficio del Ministero della Giustizia, oggi la Sala Victoria Eugenia del Palacio de Malferit
Juan García Oliver nel suo ufficio del Ministero della Giustizia, oggi la Sala Victoria Eugenia del Palacio de Malferit.

Questa volta, il pezzo in evidenza non si trova dentro una vetrina: è la sala stessa in cui ci troviamo. L’attuale Sala Victoria Eugenia fa parte del Palacio de los Marqueses de Malferit, sede di L’Iber, Museo de los Soldaditos de Plomo. Tuttavia, per alcuni mesi della guerra civile spagnola, questo edificio svolse una funzione completamente diversa.

Tra il novembre 1936 e il maggio 1937, le sue stanze ospitarono il Ministero della Giustizia della Seconda Repubblica spagnola. Con ogni probabilità, la stanza che oggi conosciamo come Sala Victoria Eugenia era legata all’ufficio del suo ministro, l’anarchico Juan García Oliver. Per capire come un antico palazzo valenciano finì trasformato in ministero, dobbiamo tornare al novembre 1936.

Valencia, capitale della Repubblica

La guerra civile spagnola era cominciata nel luglio 1936. Pochi mesi dopo, le truppe ribelli avanzavano verso Madrid e la situazione della capitale era diventata estremamente pericolosa. Per questo, il 6 novembre 1936 il governo presieduto da Francisco Largo Caballero decise di trasferirsi a Valencia. Da allora e fino alla fine di ottobre 1937, la città divenne di fatto la capitale della Repubblica.

La calle Caballeros di Valencia all'epoca della Seconda Repubblica, con manifesti sulle facciate
La calle Caballeros durante la Seconda Repubblica; allora si chiamava calle de la Metalurgia.

Ministeri, organismi ufficiali, diplomatici, giornalisti e funzionari arrivarono a Valencia. Il governo aveva bisogno di edifici da cui continuare ad amministrare lo Stato in piena guerra. Per questo, numerosi palazzi e grandi immobili della città furono destinati a usi ufficiali.

L’attuale calle Caballeros, una delle principali vie del centro storico, si chiamava allora calle de la Metalurgia. Vi si concentrarono diverse dipendenze governative: oltre al Ministero della Giustizia nel Palacio de Malferit, il Ministero dell’Agricoltura si insediò lì vicino, nel Palacio de Trénor.

Un Ministero della Giustizia dentro il Palacio de Malferit

Il Ministero della Giustizia si insediò nell’attuale Palacio de Malferit, che allora figurava con il numero 26 della calle de la Metalurgia. Conosciamo persino l’impressione che l’edificio produsse sul nuovo ministro grazie alle sue stesse memorie, El eco de los pasos. García Oliver ricordava così il momento in cui gli fu assegnato:

« Era il palazzo di un marchese, un edificio di ottimo aspetto, con enormi travi di legno che sostenevano i soffitti. Un ingresso ampio, con un piccolo cortile al centro e stanze vuote in tutto il pianterreno. Al primo piano, una sala di ricevimento, un grande salone e una piccola stanza attigua. Sulle pareti di tutte le stanze del primo piano erano appesi quadri antichi, per lo più di soggetto religioso e alcuni paesaggi. »

Cortile interno del Palacio de los Marqueses de Malferit dopo la guerra civile, con lo scalone principale
Il cortile del Palacio de Malferit dopo la guerra civile, con lo scalone principale. (Foto: Archivio Municipale)

García Oliver diede istruzioni espresse affinché nessuno togliesse quei quadri dalle pareti, nemmeno quelli di soggetto religioso. In quanto ministro della Giustizia era anche ministro dei Culti, e voleva che qualsiasi sacerdote in visita all’edificio « si sentisse a casa propria ». Qualche tempo dopo, il decano di Canterbury, di passaggio a Valencia, gli confessò la sua sorpresa: aveva percorso vari ministeri insediati in altri palazzi della nobiltà valenciana e in tutti le pareti erano rimaste spoglie, segnate soltanto dall’impronta dei quadri rimossi. Quello della Giustizia era l’unico dove erano ancora appesi.

L’edificio stesso che oggi percorrono i visitatori di L’Iber era dunque lo scenario quotidiano di un ministero in piena guerra civile.

Una fotografia che indica la strada verso la Sala Victoria Eugenia

L’identificazione di questa sala con l’antico ufficio ministeriale non si basa soltanto sulla logica della distribuzione dell’edificio. Si appoggia anche a una fotografia d’epoca che mostra García Oliver al lavoro nel suo ufficio, accompagnato da altri due uomini.

Vi si riconoscono diversi elementi che la Sala Victoria Eugenia conserva ancora: le boiserie, il grande specchio dalla cornice intagliata coronata da una cresta a ghirlanda, e la disposizione della luce e dell’ingresso rispetto al resto della sala. L’arredo della fotografia —scrivania, lampada, telefono— è scomparso, ma lo spazio architettonico stesso, con le sue proporzioni e le sue finiture, è appena cambiato. È questa convergenza di dettagli, insieme alla descrizione del ministro nelle sue memorie, che ha portato Alejandro Noguera, direttore del Museo, a proporre questa identificazione dopo uno studio minuzioso.

Juan García Oliver: un anarchico diventato ministro

A capo di quel Ministero si trovava una figura singolare. Nato a Reus e legato fin da giovanissimo al movimento anarco-sindacalista, García Oliver era stato uno dei dirigenti più in vista della Confederación Nacional del Trabajo, la CNT.

Il suo arrivo al governo rappresentava un enorme paradosso. L’anarchismo aveva tradizionalmente difeso la scomparsa dello Stato e rifiutato di partecipare alle sue istituzioni. Tuttavia, la situazione eccezionale della guerra civile portò diversi dirigenti della CNT a entrare, il 4 novembre 1936, nel governo di Largo Caballero.

García Oliver accettò proprio uno dei dicasteri che più contrastava con il suo percorso rivoluzionario: la Giustizia. Rimase in carica fino al 17 maggio 1937, quando la caduta del governo di Largo Caballero pose fine al suo periodo alla guida del Ministero. Durante quei mesi, il Palacio de Malferit divenne il centro da cui svolse un’intensa attività legislativa e cercò di riorganizzare un’amministrazione della giustizia profondamente sconvolta dalla guerra e dalla rivoluzione.

Un decreto storico per i diritti delle donne

Tra le misure promosse durante quei mesi ne spicca in particolare una, che collega il Palacio de Malferit alla storia dei diritti delle donne in Spagna.

La Costituzione repubblicana del 1931 aveva riconosciuto l’uguaglianza giuridica e politica dei cittadini e aveva aperto la strada al suffragio femminile, la cui grande difensora alle Cortes fu Clara Campoamor. Restava però un’importante contraddizione: le donne potevano votare, essere elette deputate e persino ricoprire cariche pubbliche, ma le antiche leggi civili continuavano a imporre notevoli limitazioni, soprattutto alle donne sposate.

Per porre fine a questa contraddizione, García Oliver creò all’interno del Ministero una Commissione consultiva giuridica, composta da giuristi di diverso orientamento politico. Le affidò progetti di decreto su questioni in sospeso da decenni. Il più importante fu il decreto sulla capacità civile della donna.

Il 4 febbraio 1937, la Gaceta de la República (n. 35) pubblicò il decreto controfirmato dal ministro Juan García Oliver. Il suo primo articolo stabiliva:

« Il sesso non dà luogo ad alcuna differenza nell’estensione e nell’esercizio della capacità civile. La donna, qualunque sia il suo stato, ha la stessa capacità che le Leggi riconoscono o possano riconoscere all’uomo per esercitare tutti i diritti e le funzioni civili. »

Anni dopo, nelle sue memorie, García Oliver spiegò con queste parole la portata reale della riforma:

« Quante donne di Spagna si sono rese conto che dal 4 febbraio sono donne libere? […] Pensate al contrasto e all’assurdità che una donna sposata potesse essere eletta sindaca, deputata o ministra, fare leggi, e non potesse invece disporre di sé stessa sul piano civile, né dei propri beni. Non poteva nemmeno uscire di casa per andare altrove senza il permesso del marito. »

La riforma cercava di trasferire nella vita civile l’uguaglianza che la Costituzione repubblicana aveva riconosciuto prima sul piano politico. La dittatura franchista la abrogò e ripristinò l’incapacità giuridica della donna sposata; la Spagna avrebbe impiegato decenni a recuperare quel livello di uguaglianza.

Da questo stesso palazzo furono inoltre promosse altre riforme di ampia portata: la legalizzazione del matrimonio civile, la semplificazione delle pratiche di adozione dei minori orfani —particolarmente urgente in tempo di guerra— e un’amnistia per i reati comuni anteriori al 18 luglio 1936.

Clara Campoamor fu al Palacio de Malferit?

Il legame tra questo decreto e i diritti delle donne può far pensare che Clara Campoamor fosse legata al Ministero insediato nel Palacio de Malferit. Non esiste però alcuna prova documentale in tal senso, e la cronologia permette di escluderlo.

Campoamor aveva svolto un ruolo fondamentale nella difesa del suffragio femminile durante le Cortes costituenti del 1931. Ma lasciò la Spagna nel settembre 1936, prima che il governo repubblicano si trasferisse a Valencia e prima che García Oliver vi insediasse il Ministero della Giustizia.

La sua importanza appartiene dunque a una fase anteriore e complementare. Campoamor fu una delle grandi protagoniste della conquista dei diritti politici delle donne. Anni dopo, in circostanze completamente diverse e in piena guerra civile, il Ministero della Giustizia insediato nel Palacio de Malferit cercò di estendere quell’uguaglianza al campo dei diritti civili.

Altri episodi vissuti tra queste mura

Il passaggio del Ministero della Giustizia nel palazzo lasciò anche altri episodi che illustrano la tensione di quei mesi. Nel « grande salone » del primo piano —oggi la sala della battaglia di Almansa, che prima fu la biblioteca— fu convocato una volta il cosiddetto Tribunale del Sangue (Tribunal de la Sangre). García Oliver volle porne l’azione sotto controllo per porre fine alle esecuzioni extragiudiziali che si verificavano nella Valencia in guerra.

Nemmeno l’edificio fu al sicuro dalla guerra stessa. Nelle sue memorie, García Oliver ricordò un bombardamento aereo sulla città nel corso del quale una bomba esplose sul tetto del Ministero, proprio sopra una delle enormi travi di quercia che sostenevano i soffitti. Il primo piano, dove si trovava l’ufficio del ministro, si riempì di polvere e fumo.

Un decreto ufficiale, datato appena poche settimane dopo l’insediamento del Ministero nel palazzo, attesta l’episodio. Fu firmato a Barcellona, il 19 dicembre 1936, dal presidente Manuel Azaña e da García Oliver stesso, e pubblicato in vari bollettini ufficiali di provincia. Il testo riconosce che l’edificio occupato dal Ministero della Giustizia aveva subito danni « provocati dal bombardamento delle batterie e dell’aviazione nemiche », che distrussero buona parte del Registro Centrale dei Condannati e Ribelli. L’impatto devastò quella che oggi è la sala dell’Antichità, le cui travi non sono le originali: il tetto non recuperò il suo aspetto precedente fino al restauro dell’edificio nel 1945.

Quando nel maggio 1937 lasciò l’incarico, García Oliver raccolse i suoi documenti, lasciò una cassaforte aperta e vuota con le chiavi ancora nella serratura e si congedò dalla guardia che egli stesso aveva organizzato nel palazzo. Fu un gesto quasi teatrale con cui chiudeva, dopo sei mesi di intensa attività, il suo passaggio in queste stanze.

Un palazzo diventato testimone della Storia

Nel maggio 1937, dopo la caduta del governo di Largo Caballero e l’arrivo di Juan Negrín alla presidenza, García Oliver lasciò il Ministero della Giustizia. Gli succedette Manuel de Irujo, che continuò a operare in questo stesso edificio e concentrò la sua azione sulla protezione del clero e dei membri della Chiesa dal Palacio de Malferit.

Alcuni mesi dopo, nell’ottobre 1937, il governo della Repubblica spostò di nuovo la sua sede, questa volta da Valencia a Barcellona. Il Palacio de Malferit chiudeva così uno dei capitoli più singolari della sua lunga storia. Oggi, divenuto sede di L’Iber, Museo de los Soldaditos de Plomo, l’edificio conserva una memoria che va ben oltre le collezioni che ospita.

Quando il visitatore entra nella Sala Victoria Eugenia non contempla soltanto una sala storica del palazzo. Si trova in uno degli spazi che fecero probabilmente parte del Ministero della Giustizia della Seconda Repubblica durante la guerra civile spagnola, in una Valencia temporaneamente diventata capitale dello Stato. Tra queste mura lavorarono ministri e funzionari, si amministrò la giustizia in uno dei momenti più difficili della storia contemporanea spagnola e furono promosse riforme legislative che risuonano ancora oggi. Per questo, in questa sala, l’edificio cessa di essere soltanto lo scenario del museo per diventare esso stesso un pezzo della Storia.

Fonti e riferimenti